Camera oscura

Si parla tanto di post produzione, di photoshop e di ritocco fotografico, la camera oscura possiamo catalogarla nella “produzione”.

La catena di eventi che compongono uno scatto sono molteplici: macchina fotografica, obiettivo,inquadrature, diaframma tempo, pellicola ed in camera oscura rivelatore di sviluppo (diluizione, tempo, temperatura), poi l’ingranditore, il suo obiettivo, il tempo di esposizione, il rivelatore ,il fissaggio con le variabili acqua e temperatura, la carta ed il suo contrasto.

A fronte di queste variabili prossimo creare una stampa con determinate caratteristiche, talvolta estremamente diverse ma non per questo sbagliate ma necessariamente con un risultato mai casuale ma scelto e controllato.

E’ cio che ho cercato negli anni, il controllo del risultato, riducendo al massimo le variabili, lavorando con 2 pellicole con due tipologie di sviluppo pellicola con due ingranditori e ripetendo sempre le stesse azione per arrivare al momento dello scatto con la consapevolezza del risultato finito al momento del click.

Prendo questa nota dal blog del fotografo Marco Bianchi che descrive perfettamente e condivide con me la scelta della carta: Esistono due tipi di carte da stampa: quelle definite “baritate” e quelle “politenate”. Le carte migliori sono quelle baritate, e dovrebbero essere le uniche a essere utilizzate per lavori di qualità. Il supporto di queste carte è ottenuto da stracci di cotone o di lino o da legno di pino, abete, pioppo o castagno. Si chiamano “baritate” perché tra carta ed emulsione viene steso un sottilissimo strato di solfato di bario (barite) che, essendo bianchissimo, è quello che determina i bianchi della stampa. La purezza del bianco è fondamentale, infatti, per distinguere anche i più tenui toni di grigio. L’emulsione d’argento viene fissata al supporto cartaceo con una particolare colla costituita da una gelatina di origine animale con aggiunta di leganti sintetici.

 

La carta Bergger è la mia preferita restituisce tonalità piene e adoro la sua finitura matt, la uso soprattutto per i formati superiori al 18×24

La seconda scelta è la Ilford nei formati piccoli e fino al 18×24 è ottima con finitura lucida